7-8 febbraio 2026
Totò e Vicè
di Franco Scaldati
con Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo
e con la partecipazione di Egle Mazzamuto e Sabrina Petyx
musicisti Maurizio Curcio e Pierpaolo Petta
musiche originali Maurizio Curcio – costumi Mario Dell’Oglio per DELL’OGLIO PALERMO 1890
movimenti di scena Totò Galati – disegno luci Gabriele Gugliara – datore luci Michele Ambrose
aiutoregia Peppe Macauda
adattamento, scena e regia Giuseppe Cutino
progetto Anton Giulio Pandolfo – Ass. Cult Energie Alter-native, Palermo
produzione esecutiva ACTI Teatri, Indipendenti, Torino con il sostegno di Babel/Spazio Franco, Palermo – Compagnia dell’Arpa
Totò e Vicè è il teatro che mette in scena quella umanità che vive sempre in penombra ma
sulla scena mostra l’insopportabile luce della felicità, che fa sembrare logora ed effimera la realtà che ti circonda. Una realtà che oggi più che mai ha la necessita di riappropriarsi della spiritualità della morte.
In questo tempo empio, effimero, d’individualismo e competitività; in questo tempo
pandemico pieno di solitudini divorate dalla paura e di morti fagocitate dall’isolamento; in questa epoca terribile e lancinante, questi reietti affermano il loro esistere attraverso l’altro; sono il confronto che vive in una doppia identità, sovrapponibile e contraria, poetica e prosaica, ma che lascia respirare nello spazio la poesia surreale dei dialoghi; le domande dell’uno restano sospese, senza risposta, quasi in poeticissima attesa delle domande dell’altro e vivono senza sovrapporsi, senza elidersi reciprocamente dai piani della realtà, del sogno, della morte. Totò e Vicè sono il nostro tempo visto come attraverso gli occhi di un bambino; solo loro possono ancora farci scoprire vivi, solo loro possono indicarci la via per riappropriarci della nostra umanità perduta.
È una ardua scommessa quella di volere reinventare il mondo e la poetica di Franco Scaldati,
uno dei più grandi autori del 900; ma essere di Palermo, vivere in questa città così piena di
contraddizioni e così vivifica per gli artisti, ci ha smosso dall’interno questa necessità. Con umiltà ci accostiamo al Maestro per prenderne le distanze e riuscire, attraverso la nostra poetica e la costruzione delle Sue parole, ad unire mondi all’apparenza distanti ma i cui confini sono così labili da potere essere varcati con un semplice soffio.
