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26 e 27 OTTOBRE 2019 / ROMEO E GIULIETTA NON SONO MORTI



26 e 27 OTTOBRE 2019
ROMEO E GIULIETTA NON SONO MORTI
e ‘o ddoce de vase se facette prete e tufo

spettacolo teatrale di e con Salvatore Caruso e Tonia Garante
collaborazione alla regia ROSARIO GIGLIO
collaborazione al testo LINDA DALISI
collaborazione costumi FILLY ESPOSITO
collaborazione scene e grafica MASSIMO STAICH
riprese e montaggio video MARCELLO SANNINO.
in collaborazione con Il lato oscuro della Costa, Cisim di Lido Adriano.
Si ringrazia Ravenna Teatro per la residenza artistica presso lo spazio di ricerca teatro atelier Vulcano in San Bartolo di Ravenna.

Lo spettacolo nasce intorno ad una domanda: Che fine avrebbero fatto e che tipo di coppia sarebbero stati Romeo e Giulietta se non fossero morti? Ebbene, l’ipotesi di partenza è questa: Giulietta Capuleti si è svegliata e Romeo Montecchi è giunto in tempo nella cripta e si sono ritrovati. Dopo essere scappati all’ira spietata dei genitori, dopo secoli di latitanza di Romeo, accusato dell’omicidio di Tebaldo Capuleti, sono giunti a Napoli, dove vivono in affitto in una monocamera a piano terra fronte strada. I due, imprigionati in un “amore eterno”, non possono più tornare indietro, e per non deludere le aspettative dei lettori, e per assenza di alternative.
Nella tragedia Shakespeariana, Giulietta ha conosciuto Romeo a quattordici anni e senza alcuna esperienza del mondo ha abbracciato totalmente la causa dell’amore. Romeo, di soli due anni più vecchio di lei, ha finalmente trovato una donna che lo corrisponde ed essa diventa l’unica e sola ragione della sua vita. Ma, da adolescenti, è rischioso decidere del proprio avvenire; non si può sapere chi, come e cosa si diventerà. Per salvare l’amore, Shakespeare uccise gli amanti, noi gli amanti li abbiamo tenuti in vita. Due trentenni, ormai consapevoli di essere vittime di un destino tracciato. Due identità spezzate a causa di più variabili: genitori assenti, una disagiata condizione economica, l’unione che diventa dipendenza. La libertà di amare si traduce in esasperata sopportazione; parole vomitate; silenzi e incomprensioni. Il sommo scrittore e poeta è stato in parte dissacrato dalla nostra idea. Non è più la tragedia del sacro amore, quanto una tragedia familiare e un delitto sociale di due “deportati”, il cui linguaggio è contaminato dalla migrazione Verona -Napoli. I versi del loro autore cullano il presente come memoria del passato: l’amore che è l’idea di quel che fu. Le parole di Rimbaud sono a tratti lo strumento dell’intimo stato di coscienza delle solitudini di ciascuno dei due. Si spengono le luci. Mille volte buona notte.

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